Counseling Esperienziale: un’esperienza a 360

Counseling Esperienziale: un’esperienza a 360

Cos’è il Counseling

Il Counseling nasce in America negli anni Trenta, in Italia negli anni Novanta. Siamo davvero solo all’inizio di questa avventura che può essere fantastica quanto disastrosa a seconda della professionalità dell’individuo che la pratica (direi come in ogni professione).
Il Counseling Professionale è un’attività che ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza, la scoperta di sé e le  capacità di autodeterminazione. Il Counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento.

Rogers e Maslow considerano che il Counseling e la Psicologia Umanistica prendano in considerazione la parte sana delle persone mentre Freud si è occupato della parte malata. Anche per questo motivo chi si rivolge al Counseling viene chiamato, grazie a un cambiamento impresso da Rogers, cliente e non paziente.
Il Counseling dovrebbe avere l’immagine della donna e dell’uomo fondamentalmente capaci di dirigere attivamente la propria vita in base alle potenzialità ritrovate, a desideri e obiettivi. Rogers e Maslow sono mossi da una radicata convinzione che nell’individuo esiste una naturale facoltà di autoguarigione e che ogni persona possa essere messa in condizione di svilupparla per andare oltre ai problemi, contattando risorse e possibilità inesplorate.
Il Counseling dovrebbe quindi contemplare una visione più positiva dell’essere umano tendente, se posto nelle condizioni ideali, alla crescita e alla realizzazione di sé.
In questa visione gli ostacoli e i problemi vengono visti come necessari per sviluppare le proprie potenzialità e fortificarsi.
Il Counselor Professionale, può, se l’ha fatto su di sé, insegnare agli altri a imparare dalle proprie difficoltà, a fortificarsi invece che deprimersi. Utilizzare la propria capacità di superare le avversità e stare con il proprio vissuto in maniera rilassata per poter essere d’aiuto agli altri.
Rogers definisce il Counseling “non direttivo” proponendo una concezione diametralmente opposta rispetto alle scuole psicoanalitiche precedenti, ossia sposta l’attenzione dallo psicoterapeuta all’individuo, riservando un ruolo meno invasivo al terapista e mettendo al centro dell’attenzione il cliente stesso.

Il Counseling Esperienziale della nostra Scuola

Nella Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale viene data grande importanza all’insegnamento del concetto di ascolto attivo: infatti, la capacità di ascoltare attivamente il cliente fa parte dei requisiti fondamentali del Counselor.

Ascoltare col cuore oltre che con le orecchie, essere partecipe, far sentire la persona accolta, non giudicata, metterla in condizione di sentirsi libera e a suo agio in un setting interno ed esterno di accoglienza, facendo sentire che siamo lì per quella persona, che lavoreremo sulle sue risorse e potenzialità e non solo sui problemi.
Mi piace far vivere delle esperienze, far sentire, provare, sperimentare. I concetti si possono dimenticare mentre quello che si vive e si prova non lo si dimenticherà mai. Rimarrà come una risorsa indelebile all’interno, facendo aumentare la nostra resilienza e quella delle persone che aiutiamo.
Nella nostra Scuola l’esperienza del Counseling è collegata al sentire, al corpo e al respiro. La cosa importante è non ridurla ad una mera esperienza parlata, altrimenti non ci sarebbe motivo di andare dal Counselor piuttosto che dallo Psicologo. Le differenze sono molto chiare: nel Counseling non analizziamo e non interpretiamo ma cerchiamo di portare le persone ad una piena consapevolezza del sentire. Anche se si sviluppano dei ricordi proviamo a comprendere cosa smuovono nel corpo.
Ad esempio ci interessa sapere come e perché siamo assaliti dall’ansia quando pensiamo a qualcosa o qualcuno e come invece possiamo rilassarci e diventare più forti. Tutto questo risveglia le capacità sopite  di auto guarigione delle persone. Non è facile spiegarlo scrivendo, è molto più semplice nella pratica.
Nella mia attività  le persone arrivano che hanno tutte una grandissima voglia e predisposizione a parlare, ma la mente, come dicono gli orientali, “mente spudoratamente”. A volte è difficile portare le persone al sentire e far comprendere come sia più utile questa strada. Le parole vanno e vengono e non producono risultati. Il sentire, la verità del corpo (come ci sentiamo invece di cosa pensiamo) crea la differenza.

Quando le persone arrivano a sperimentare questo metodo non lo abbandonano più perché riescono a sentire cosa significhi cambiare e stare davvero bene. Nel mio modo di fare Counseling sono molto attenta a non far perdere la persona nel mare delle parole e delle spiegazioni intellettuali.
Alcune domande utili per aiutare possono essere:
“Intanto che mi dici questo, cosa senti nel corpo? E dove lo senti? E se questa parte potesse parlare cosa ti direbbe? Cosa senti ora? Cosa altro noti mentre esplori questa sensazione? Ti va di stare con questa sensazione e vedere cosa succede? Quali sono le qualità di questa sensazione? E cosa succede al resto del tuo corpo? Permettiti di goderti questa sensazione (formicolio o calore o altro) prendendoti tutto il tempo necessario.
E via di seguito. Grazie agli strumenti che insegno è possibile restare ancorati al processo, all’evoluzione, al divenire.
Gli studi più recenti, ci dicono che  è importante rallentare, dare spazio al sistema nervoso che si possa ricentrare. Ciò avviene andando nel dettaglio delle piccole sensazioni e facendo sentire la persona assolutamente al sicuro e protetta perché possa imparare che si può sentire bene in questo modo e poterlo poi ricreare nella sua vita.
E continuare la pratica rende tutto più facile. È  un allenamento per recuperare qualcosa di già insito nel corpo e nella sua saggezza.
Quindi oltre che saper ascoltare, un Counselor, dovrebbe essere in grado di saper osservare quello che accade nel corpo. Prima di tutto partendo dal proprio. L’osservazione delle sensazioni di chi sta osservando prima di tutto se stesso e contemporaneamente ciò che avviene nel corpo e come risponde il sistema nervoso del cliente, intanto che dice, sente, ricorda, sperimenta.
La storia è uno strumento utile per scoprire dove è localizzata l’attivazione in relazione ad esperienze vissute. Si cerca di comprendere dove è situata l’attivazione per poter rintracciare la risoluzione. Osserviamo i gesti, la postura, il tono della voce per comprendere i cambiamenti e le trasformazioni.
Utilizziamo  l’intelligenza e la consapevolezza del nostro stesso corpo per comprendere cosa sente il cliente. Più siamo rilassati e in contatto con il nostro sentire, più possiamo essere d’aiuto all’altro.
Se e quando riusciamo a fermarci con un sentire anche sottile, più riusciamo a connetterci col movimento della nostra energia vitale che è piena di vita, vivace. Diamo la possibilità di fare altrettanto alla persona che siede di fronte a noi. Impariamo a comprendere chi siamo, al di là delle parole.
Federica è arrivata da me in preda al panico. Avendo già fatto tanti anni di lavoro su di sé, conosce il perché si siano instaurati in lei paura e ansia oltre all’insicurezza nelle sue capacità. Un padre autoritario a cui non andava mai bene niente della figlia, una madre insicura e debole. La madre, come purtroppo spesso accade, è tornata a lavorare che la piccola non aveva ancora compiuto un anno, lasciandola alla nonna.

Per un bambino così piccolo l’allontanamento dalla mamma è una faccenda dolorosa. La piccola ha incominciato a vivere grandi disagi, ammalandosi molto, come per attirare l’attenzione e le cure dell’amata mamma. Federica cresce come una bambina insicura, triste, un po’ spenta. Quando arriva da me si sente rassegnata: avendo già provato diverse terapie e non essendo arrivata a nulla.
Come vi ho detto sa già le “cause” del suo malessere, ora possiamo quindi lavorare sul recupero dei suoi punti di forza, aprendo dello spazio, imparando a sentire.
Un pezzetto alla volta, senza esagerare, la porto a scaricare la tensione, quella tensione che è lì da così tanto tempo.

Lo può fare solo collegandosi in questo momento a quello che sente di piacevole e positivo nel corpo. Ad esempio nel caso della prima seduta, Federica sente un calore piacevole nelle gambe, mentre la zona del ventre è quella più contratta e dove sente di più il dolore sia fisico che emotivo.
Accompagnandola a stare con quel che c’è, passando dalla risorsa, un passo alla volta, alla sofferenza, diamo modo al dolore di sciogliersi delicatamente. Federica comincia ad avere anche delle immagini chiare davanti a sé. Intanto che sente quello che sente comincia a vedere davanti a sé quella piccola bambina che era. Si commuove davanti a lei; capisce che invece che criticarsi per le sue continue crisi di panico, ha bisogno di prendersi cura con amore di quella parte di sé, quella parte di cui la mamma e il papà non sono stati capaci di prendersi cura.
Noi non siamo qui a condannare o biasimare nessuno; siamo qui per aiutare la parte adulta a prendersi cura delle parti bambine ferite e bisognose. Infatti solo noi con noi stessi possiamo ora procedere a questo tipo di guarigione. Federica sta imparando.
La sto accompagnando a prendersi cura di sé in modo amorevole, sta facendo dei passi avanti, il suo corpo sta liberando della tensione antica, lei sta scoprendo delle risorse interne a sé che non pensava nemmeno di possedere. Il suo colorito sta cambiando, da pallida come l’ho conosciuta, ora sembra più rosea e più presente, pronta a vivere le esperienze con più vivacità.

La terapia basata sul sentire

Negli anni Settanta, Eugene T. Gendlin, insieme a un gruppo di colleghi dell’Università di Chicago e di altre università americane, ha voluto affrontare un tema spinoso  che molti terapisti non vogliono affrontare: come mai la terapia spesso non funziona? Come mai non riesce a produrre un cambiamento vero nella qualità di vita delle persone? E poi nei rari casi in cui avviene un cambiamento positivo quale ne è la causa? Cosa è successo a quei pazienti e terapisti che ad altri non è successo?
Partendo da questo presupposto gli studiosi hanno analizzato migliaia di sedute registrate su nastro, prodotte sia in base ad approcci classici che in base a quelli più innovativi. La differenza tra i rari casi di successo e quelli più comuni di insuccesso è risultata così subito chiara e comprensibile a tutti. La prima comprensione essenziale è che non è la tecnica a fare la differenza. E neppure  ciò che viene raccontato.
È quello che i pazienti fanno nella loro interiorità. Le persone che hanno esito positivo dalla terapia sono maggiormente in contatto col proprio “sentire” e con i cambiamenti corporei, anche lievi e sottili. Per quanto apparentemente irrilevanti essi determinano uno spostamento dalla mente a tutto il complesso del vissuto delle persone.

Coloro che hanno parlato per anni dei loro problemi ai terapisti non hanno ricevuto alcun giovamento. Altri che hanno parlato magari meno, sono stati capaci, grazie a loro stessi o alla abilità del terapeuta di entrare in contatto con le loro sensazioni, di produrre un cambiamento immeditato nella coscienza.
Quando sentiamo una chiara sensazione fisica di cambiamento corporeo sappiamo che qualcosa dentro di noi sta cambiando. Ciò significa che cambierà anche il problema che ci ha portato in terapia. Le persone che vengono da me e accettano le mie tecniche corporee, tra cui il respiro, provano un cambiamento profondo nel sentire. Comprendono così di essere sulla strada del cambiamento e della risoluzione.
I cambiamenti importanti sono accompagnati spesso da sensazioni piacevoli; questa è un’altra scoperta straordinaria! Non è sempre necessario soffrire per arrivare a un cambiamento e ad una evoluzione.
Il processo di trasformazione, laddove opportunamente insegnato, è avvertito come naturale dal corpo e avviene al di sotto del livello di sofferenza dei punti dolenti della persona. La sensazione che qualcosa emerga da un luogo profondo dentro di noi, un luogo che sta sotto alla sofferenza (sempre legata alla mente) risulta nel sollievo e nel ritorno alla vita.

È come una potenzialità non ancora considerata, una risorsa ritrovata o ancora sconosciuta. Il percorso, in questo modo, si presenta come un’opportunità per potenziarci. Nei primi stadi del lavoro interiore non si era ancora in grado di stabilire dei collegamenti col proprio corpo e col sentire. Attraversare l’intelligenza del sentire e del corpo significa valicare una frontiera.

Andare oltre, sperimentare la saggezza del corpo. Il processo di cambiamento deve diventare piacevole come respirare aria fresca e pulita dopo essere stati rinchiusi per anni in una stanza. Se questo non accade è importante rallentare e tornare al sentire, fare un passo alla volta, molto lentamente affinché  il nostro sistema nervoso possa registrare le nuove possibilità.

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