Movimento interrotto

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Il movimento interrotto: quando nasce

Quando veniamo al mondo e usciamo dall’utero della mamma, per crescere sereni e sani da tutti i punti di vista, abbiamo assolutamente bisogno che non si verifichi, per nessun motivo, la separazione da lei. Per il nascituro è fondamentale sentire il suo contatto, l’accudimento, le carezze, in altre parole il suo amore. Dopo gli sforzi e le fatiche della nascita esiste la necessità per entrambi di ritrovarsi, guardarsi negli occhi, consolarsi, conoscersi, ascoltarsi. La mamma ha bisogno di conoscere l’aspetto fisico del suo bambino che fino a quel momento era un mistero e lui ha bisogno di essere accolto, riconosciuto e legato intimamente a lei com’era nell’utero, anche se ora in modo diverso. La mancanza di contatto e vicinanza con la propria madre crea, come ci viene svelato spesso nelle costellazioni familiari, queelo che denominiamo movimento interrotto.

La “gravidanza esterna”

Non facciamoci ingannare da assurde teorie: nessun bambino è pronto alla nascita per essere separato dalla madre, ha bisogno più che mai della sua presenza e del contatto fisico; gli organi non sono ancora completamente formati e per lui è indispensabile il calore e la presenza materna per poter crescere in modo sano. Possiamo considerare questa fase come una gravidanza esterna: è necessario che la loro simbiosi continui per la salute di entrambi. Questo rapporto sano e il sostegno reciproco costituiscono le basi essenziali per la loro relazione negli anni a venire e delle ottime credenziali affinchè la società possa beneficiare di adolescenti, che diventeranno adulti, senza motivazioni alla violenza.

Una garanzia di “non violenza”

Sì, ne sono convinta. Se durante la nascita e la nostra infanzia riceviamo rispetto e amore come potremmo mai diventare adulti violenti? Come potremmo far nascere l’intolleranza dentro di noi se abbiamo ricevuto rispetto, amore e tenerezza?
Il bambino sa che la sua vita dipende dalla propria madre. Lei gli offre nutrimento attraverso il seno, lo coccola, soddisfa i suoi bisogni. Prendendo la madre dentro di sé il bambino prende la vita e si sente connesso, appartenente. Durante i primi mesi di vita il bambino, per essere rassicurato, ha bisogno che la madre sia visibile per essere sicuro di non perderla: il rischio è per lui di perdere l’amore e di conseguenza la vita. Si dice che ha bisogno che sia almeno entro i sei metri per poterla vedere ed essere tranquillo. La chiama, fa sentire la sua voce ed è felice se lei risponde a questa sua richiesta.

Amare non significa viziare

In tutta la fase della prima infanzia non bisogna temere di “viziare” il bambino. Ha infatti bisogno di tutta l’attenzione e la cura possibile per crescere sano e felice. I vizi e i capricci arrivano in un altro periodo della vita e dipendono sempre da frustrazioni che il bambino sta vivendo e che spesso i genitori non sono in grado di codificare. Non riguardano quindi la prima fase della vita, in cui è necessaria una grande disponibilità d’animo da parte della mamma nei confronti del figlio e del papà nei confronti della mamma che a sua volta va nutrita, sostenuta e aiutata.

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