Manuale per un counseling efficace, etico e di successo

Cosa trovi in questo manuale

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Abbiamo deciso di offrire questo manuale a chi intende intraprendere la professione del counselor, per aiutarlo a farsi un’idea precisa di quello che occorre per avere successo e gratificazione professionale nel tempo, fornendo una consulenza efficace ed etica. Secondo la nostra esperienza, sono i punti più importanti per poter trasmettere un buon counseling; sono in ordine alfabetico e per ognuno trovi una spiegazione, volutamente concisa ma, ci auguriamo, chiara ed esaustiva. È opportuno precisare che, nella nostra Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale , le varie tematiche elencate in questo manuale sono abbondantemente trattate nel corso del triennio di teoria e pratica in aula e durante il tirocinio. Inoltre la Scuola è in grado di offrire, a chi ha raggiunto il diploma e quindi decide di esercitare la professione di counselor, un livello costante di supervisione, individuale o di gruppo.

Argomenti trattati

  • Accompagnare e guidare il cliente
  • Accordarsi in caso di ritardi o mancati appuntamenti
  • Accordarsi sulla durata del ciclo di sedute
  • Cambiare stile di counseling in base al cliente
  • Cercare di portare l’attenzione nel corpo
  • Cercare l’empatia e non la compiacenza
  • Chiedere al cliente di utilizzare metafore
  • Consultarsi per questioni etiche
  • Dare attenzione ai messaggi verbali e/o non verbali del cliente
  • Dare attenzione al setting
  • Dare attenzione alle resistenze del cliente
  • Dare tutta l’attenzione al cliente
  • Essere consapevoli dei propri limiti
  • Evitare di dare consigli o soluzioni
  • Evitare di spingere verso il cambiamento
  • Evitare domande chiuse
  • evitare giudizi moralistici o di parte
  • L’alleanza terapeutica
  • L’approccio centrato sulla persona
  • Lasciare che il cliente ci stupisca, evitare di dare per scontato
  • Mantenere un livello di supervisione costante
  • Mantenersi aggiornati
  • Prendere appunti durante la seduta
  • Privilegiare l’ascolto alla parola
  • Proporre al cliente delle obiezioni solo dopo aver stabilito la fiducia
  • Riformulare dove ci si trova
  • Spiegare il counseling al cliente
  • Stabilire le caratteristiche del cliente
  • Stabilire un contatto col cliente
  • Contatti

Accompagnare e guidare il cliente

È importante che il cliente venga “accompagnato” dal counselor nel corso di una seduta. Spesso è opportuno far capire al cliente che quello che sta dicendo è chiaro; ciò rafforza il rapporto e crea le condizioni affinchè lo stesso possa sentirsi autorizzato a entrare in una maggiore profondità della propria esperienza condivisa. Tale atteggiamento da parte del counselor ha anche una funzione di guida; senza interpretazione o manipolazione, ma ascoltato e sostenuto, il cliente si sentirà più facilmente in grado di seguire le indicazioni relative a quanto sta elaborando.

Accordarsi in caso di ritardi o mancati appuntamenti

Un cliente che ritarda o disdice all’ultimo il proprio appuntamento può provocare al counselor diverse possibili reazioni; è bene che venga mantenuta a riguardo una adeguata supervisione, soprattutto all’inizio della propria esperienza. Comunque è opportuno che il rapporto tra loro sia chiarito al meglio fin dalla prima seduta, stabilendo delle regole. Per il counselor è importante sapere che il rischio di ritardi o mancati appuntamenti da parte del cliente è tipico di ogni tipo di terapia; questo atteggiamento fa parte delle resistenze e dei punti che vengono a volte toccati nel corso delle sedute; la fuga e la mancanza di un’adeguata responsabilità da parte del cliente sono parte del percorso di crescita della persona e del materiale di lavoro. Più il counselor è chiaro con se stesso e col cliente, più lo sviluppo del tema porterà giovamento a questo percorso.

Accordarsi sulla durata del ciclo di sedute

Un buon modo per stabilire la durata del ciclo di sedute è quello di focalizzare prima l’attenzione sul tema che porta il cliente, e poi concordare il termine degli incontri al raggiungimento dell’obiettivo (soluzione) del tema stesso. Una volta raggiunto l’obiettivo e aumentata, nel frattempo, l’intesa e l’empatia tra cliente e counselor, si potrà stabilire, solo nel caso di accordo preciso tra le parti, lo sviluppo di un nuovo tema. È comunque importante che il counselor sia pronto ad affrontare adeguatamente (supervisione) il tema che riguarda la dipendenza, emotiva e in alcuni casi affettiva, che si può creare tra loro.

Cambiare stile di counseling in base al cliente

Essere un counselor non significa interpretare in modo rigido un ruolo ma portare al cliente il frutto della propria conoscenza ed esperienza; occorre una buona dose di elasticità per potersi adattare alle caratteristiche del cliente e delle argomentazioni che lo stesso porta di volta in volta. Ad esempio a volte un po’ di umorismo non guasta, mentre in altre circostanze sarà opportuno seguire seriamente e con attenzione ciò che viene proposto nella seduta. Quello che funziona con alcuni, non può funzionare con altri: è importante fluire con l’energia del momento piuttosto che con la convinzione di avere una chiave efficace di lettura di ciò che sta avvenendo.

Cercare di portare l’attenzione nel corpo

Più che digressioni intellettuali o, peggio, interpretazioni di vario livello, quello che spesso è necessario durante una seduta è di chiedere al cliente di portare l’attenzione nel corpo: da qui infatti si attingono una serie di informazioni, il più delle volte inattese, utilissime al completamento di parti prima scollegate. L’attenzione, ad esempio, tra sensazioni provate durante un racconto e gli effetti che le stesse hanno nel corpo, nonché il variare delle stesse, può portare il cliente a immaginare una soluzione dove sarà il corpo stesso a indicare un indice di gradimento ottimale.

Cercare l’empatia e non la compiacenza

L’ empatia non va confusa con altre forme di rapporto interpersonale: citiamo la compiacenza dato che è, purtroppo, un mezzo a volte ancora troppo spesso utilizzato per ottenere la fiducia del cliente. Un buon counseling non può dipendere da una qualsiasi forma di compiacenza, dato che questa non aiuta la persona nel suo processo di crescita e cambiamento.

Chiedere al cliente di utilizzare metafore

Le metafore aiutano il cliente a mostrare, a se stessi e al counselor, un’immagine chiara di ciò che a volte la mente non riesce ad esprimere. Inoltre la metofora è facile da ricordare e da portare con se al di fuori di una seduta e può spesso essere usata come termine di paragone nel momento in cui, ad esempio, attraverso scelte o impegni di varia natura si ottengono risultati che creano una variazione nella metafora stessa. In questo modo sarà il cliente in prima persona che potrà verificare, nella vita di tutti i giorni, il progresso della propria metafora e la esporrà facilmente nell’incontro seguente col proprio counselor.

Consultarsi per questioni etiche

Tutto ciò che rappresenta un “ragionevole” dubbio sullo svolgimento di una seduta di counseling, è necessario che venga riportato, tramite supervisione o seduta specifica, al proprio counselor di fiducia. Talvolta non è sufficiente basarsi sul puro buon senso o sulle proprie convinzioni: un atto di umiltà indispensabile, soprattutto all’inizio della professione, è rappresentato dal rivolgersi a chi ha più esperienza e conoscenza della materia. La vasta gamma dei temi che possono rientrare in questa casistica è adeguatamente trattata nell’apposito “Codice Etico” dato unitamente al regolamento della Scuola.

Dare attenzione ai messaggi verbali e/o non verbali del cliente

Nella comunicazione interpersonale è ormai appurato che la parte verbale riveste un’importanza minima, di quanto viene trasmesso, rispetto al senso di ciò che viene ricevuto; il counselor sarà quindi attento, oltre a ciò che viene detto dal cliente, anche a come lo stesso trasmette i propri messaggi. La parte non verbale, come ad esempio la postura, il tono della voce, le inflessioni ecc. rivestono pertanto un aspetto fondamentale nel livello di comunicazione; sapere di essere ascoltato al di là delle parole facilita nel cliente il formarsi di empatia e fiducia.

Dare attenzione al setting

Dare attenzione al setting durante le sedute è fondamentale per instaurare nel cliente un senso di fiducia e professionalità. Oltre a vestirsi in modo adeguato, il counselor deve prestare attenzione all’arredamento e ai particolari della stanza dove si tengono le sedute, allo scopo di rendere confortevole l’ambiente e l’energia circostante. È inoltre importante che ci si possa sedere comodamente a una distanza non troppo confidenziale ma nemmeno eccessivamente lontana. Evitare assolutamente, durante la seduta, di utilizzare telefonini e computer o mangiare qualsiasi cibo. È invece utile tenere a portata di mano acqua e fazzolettini. Insomma, un ambiente pulito, semplice e ordinato dove l’attenzione è focalizzata sulla relazione tra cliente e counselor.

Dare attenzione alle resistenze del cliente

La resistenza da parte del cliente a procedere nel lavoro di crescita e cambiamento messo in atto dalle sedute, è parte integrante e inevitabile del percorso. Capita a volte che, dopo aver trattato in modo adeguato una resistenza, si possa procedere in modo più spedito nel lavoro. In generale le resistenze possono essere di varia natura: dalla poca voglia di venire a un appuntamento, alla fatica a entrare in un tema toccante o doloroso, dal fastidio provato per un particolare apparentemente insignificante durante una seduta, alla sensazione di frustrazione di non procedere verso un risultato. Compito del counselor è quello di non farsi condizionare, a livello personale, da queste resistenze del cliente, ma trovare insieme a lui la chiave migliore per “scardinare” il blocco restituendogli la fiducia e l’autostima necessarie per procedere oltre.

Dare tutta l’attenzione al cliente

Per attenzione al cliente si intende tutto ciò che è utile per farlo sentire totalmente al centro di quanto sta succedendo. Questo riguarda sia il setting che l’impostazione che il counselor decide di dare alla seduta: se, ad esempio, viene trattato un argomento che include una o altre persone, portando magari il cliente alla conclusione di sentirsi vittima di quanto sta succedendo, sarà opportuno per il counselor trovare una modalità appropriata per riportarlo alla sua responsabilità o come si sente in tutto questo.

Essere consapevoli dei propri limiti

Quello che spesso avviene è che il counselor “porti a casa” i problemi emersi nel corso di una seduta; questo è uno dei modi possibili per descrivere l’insorgere di un tema che riguarda non il livello di crescita del cliente ma del counselor stesso. Spesso ciò coincide con l’incertezza su cosa fare e come affrontare il tema nella seduta successiva, e questo può portare ansia e paure di fallire. Il counselor ha a questo punto il dovere etico di risolvere la faccenda prima di tutto personalmente (seduta su di se e/o supervisione) per poi arrivare al proprio cliente sereno e “pulito” da condizionamenti troppo personali. Evitare in questo senso procrastinazioni o sottovalutazioni del tema è fondamentale per il proseguimento della professione di counselor. Queste attenzioni inoltre aiutano a capire quando esiste il pericolo di un burnout.

Evitare di dare consigli o soluzioni

Compito del counselor è quello di facilitare i clienti verso le proprie soluzioni. Tanto non va dimenticata questa affermazione, tanto sarà opportuno che ci si renda conto che molti clienti vanno “educati” alla soluzione poco alla volta. La tendenza a fare affidamento sugli altri è ben radicata nell’intimo dell’essere umano e sarà quindi naturale che spesso emerga, nel corso di una seduta, la domanda: “e quindi cosa faccio?”. Una buona risposta a questo punto potrebbe essere quella di dire, ad esempio: “vediamo insieme cosa si può fare”. Da qui l’esperienza del counselor potrebbe anche fornire dei suggerimenti, ma questi avranno più il senso di una domanda di scoperta reciproca piuttosto che di una risposta definita. Questa strategia, nel tempo, crea nel cliente lo spazio e la fiducia per poter operare autonomamente le proprie scelte.

Evitare di spingere verso il cambiamento

Le scelte radicali di cambiamento difficilmente producono risultati duraturi: a maggior ragione se queste nascono da una sollecitazione esterna. In altre parole, se è vero che per alcuni il cambiamento è necessario e consigliabile, lo è altrettanto il fatto che questi cambiamenti hanno bisogno di tempo e convinzione per poter diventare fattivi. In questo senso il counselor potrà aiutare il cliente a educarsi al cambiamento, sottolineandogli ad esempio le capacità e i miglioramenti fatti e il rispetto dei propri tempi, senza cadere nella tentazione di forzare, con tempistiche inadeguate, il cliente verso una direzione.

Evitare domande chiuse

Le domande chiuse, per definizione, impongono come risposta una frase o un’affermazione senza via d’uscita. Spesso questo fa sentire chi riceve questo tipo di domande con le “spalle al muro” e nel peggiore dei casi porta a una troncatura del pensiero e della comunicazione. In questi casi è opportuno che il counselor si alleni a trovare domande “aperte”, in modo da portare il cliente ad una introspezione specifica su come, ad esempio, si sente rispetto la questione o come si è creata nella sua vita tale circostanza.

Evitare giudizi moralistici o di parte

Anche in presenza di argomenti o situazioni apparentemente eclatanti, è bene che il counselor non ceda alla tentazione di dispensare giudizi o interpretazioni di parte. Il motivo per cui il cliente è arrivato, nel corso della sua vita, ad assumere una visione, per esempio estrema di alcuni argomenti, è probabilmente la ragione per cui egli stesso ha scelto di fare una seduta di counseling. In altre parole l’ammissione di una visione o di una modalità, nel momento in cui viene espressa e confidata al counselor ha già in se il seme del cambiamento. Un giudizio moralistico o di parte è forse quello che lui stesso ha ricevuto per anni nell’ambiente in cui è vissuto. Pagare per ricevere lo stesso trattamento non può essere producente per il seguito delle sue sedute di counseling.

L’alleanza terapeutica

Creare l’alleanza terapeutica è compito esclusivo del counselor: il cliente fa il proprio “primo” passo decidendo di scegliere di lavorare su di se. Il counselor ha l’opportunità di creare le condizioni tali per cui l’ambiente, il dialogo e soprattutto l’ascolto e la comprensione rendano il rapporto proficuo e fertile. Nessuno si sente al sicuro se ha a che fare con un interlocutore che lo forza o, peggio, lo interpreta. Il counselor ha peraltro anche l’obbligo etico di far si che l’investimento economico del cliente possa dare i frutti migliori.

L’approccio centrato sulla persona

Nel counseling è il cliente a “guarire” se stesso; questo significa che il counselor farà di tutto per far si che questo processo avvenga grazie all’ascolto e all’attenzione che il cliente sarà in grado di dare a se stesso nel corso di una seduta. Avere fiducia in questo processo impone quindi al counselor un atteggiamento di ascolto, attenzione e positività nei confronti del proprio cliente.

Lasciare che il cliente ci stupisca, evitare di dare per scontato

Uno dei rischi più ricorrenti, dopo qualche seduta con lo stesso cliente, è di cadere nell’idea di sapere già cosa farà, dirà o come si comporterà lo stesso. È importante rendersi conto, a questo punto, che dal punto di vista energetico e creativo, il corretto proseguimento delle sedute rischia di essere seriamente compromesso. Ciò che pensa il counselor a qualche livello viene sentito dal cliente. Lasciare a riguardo ogni aspettativa porta al fiorire invece di possibilità in ogni direzione, dato che un clima di fiducia aiuta a sentirsi più liberi di esprimersi e migliorare.

Mantenere un livello di supervisione costante

La supervisione, oltre a essere espressamente richiesta già in fase di formazione, è un requisito indispensabile anche nella fase iniziale e successiva della professione. Ogni momento di crescita professionale, in realtà, non può prescindere da un livello di supervisione costante e duraturo; nelle supervisioni di gruppo inoltre è possibile apprendere anche dalle esperienze portate da altri counselor.

Mantenersi aggiornati

Qualsiasi associazione di counseling prevede un minimo di ore annuali di frequentazione di corsi in aula al fine di mantenere “vivo” il proprio livello di aggiornamento; senza queste frequentazioni il diploma di counselor viene revocato dall’associazione che lo ha certificato. Il counseling, come tutte le tecniche correlate, è sempre in costante cambiamento e miglioramento; è fondamentale essere aggiornati su tutti i possibili sviluppi che questa professione ci offre.

Prendere appunti durante la seduta

È buona cosa prendere appunti sullo svolgimento della seduta. Non esiste un modo unico e migliore per farlo e su come o cosa prendere nota, dato che questo è uno spazio il più delle volte vissuto in modo personale dal counselor. Sicuramente però il consiglio è di non tralasciare eventi importanti, in modo di non correre il rischio, dopo qualche seduta, di ritornare su questi argomenti già trattati senza ricordarsi di averlo fatto, dando per altro un messaggio di poca attenzione al cliente.

Privilegiare l’ascolto alla parola

È importante dare priorità a quello che il cliente ha da dire piuttosto che “inondarlo” di ragionamenti o peggio, consigli e suggerimenti. La capacità di saper ascoltare è di gran lunga una delle caratteristiche che rendono efficace una seduta di counseling. Sono sufficienti poche parole o domande ben rivolte per aprire degli spazi che sono di proprietà del cliente e non del counselor, dato che riguardano la sua vita e il suo cambiamento.

Proporre al cliente delle obiezioni solo dopo aver stabilito la fiducia

Esistono tecniche, all’interno di una seduta, consigliabili solo dopo aver chiaro che esiste una relazione di fiducia e stima reciproca. È questo il caso delle “obiezioni”, che vengono portate al cliente al solo scopo di far si che sperimenti una condizione diversa da quella che ha immaginato o vissuto fino ad allora e non certo per disapprovarlo o far pesare il proprio parere. È opportuno a riguardo utilizzare frasi come ad esempio: “come sarebbe se tu…”, “… e se invece provassi a …”, “hai mai provato a …”. Come si può notare in questi esempi, l’ultima parola resta al cliente.

Riformulare dove ci si trova

La tecnica della riformulazione consiste nel riproporre in modo sintetico e riassuntivo quanto espresso fino a quel punto dal cliente. È un metodo valido in generale e soprattutto con quelle persone che hanno la tendenza a perdersi nelle parole o a perdere il senso di quello che intendevano dire inizialmente. In questo modo, oltre a ricevere l’informazione che è seguito con attenzione, il cliente è stimolato a ripartire dal punto centrale del ragionamento che magari aveva abbandonato a favore di altri ragionamenti

Spiegare il counseling al cliente

E’ bene dedicare un po’ di tempo alle spiegazioni, nel caso in cui il cliente ne fosse totalmente all’oscuro, su cosa sia il counseling e su come potrà essere affrontato il lavoro e come raggiungere e riconoscere gli obiettivi prefissati. Questo può essere fatto all’interno della seduta stessa, senza esagerare coi tempi oppure, meglio per chi è all’inizio della professione, fissando un colloquio “informativo” gratuito. Esistono parecchie informazioni confuse e contraddittorie sul counseling, ed è sempre meglio spendere tempo e parole in più per chiarire ogni dubbio piuttosto che lasciare il cliente con qualche interpretazione sbagliata o fuorviante.

Stabilire le caratteristiche del cliente

Dopo poche sedute, è bene che il counselor abbia chiare le caratteristiche del cliente con cui ha a che fare: si tratta di lati del carattere che spesso risultano evidenti dopo poche conversazioni o parti che emergeranno solo trattando argomenti specifici. Sarà utile al counselor, in base a queste caratteristiche, sapere che lo sviluppo di alcuni temi sono da rimandare o da trattare con le dovute cautele. Questo bagaglio informativo fa parte delle note scritte che il counselor avrà con se durante la seduta.

Stabilire un contatto col cliente

Uno dei primi obiettivi che il counselor è importante che abbia, nel corso di una seduta, è quello di stabilire un contatto col cliente: un buon contatto consiste nel far sentire da subito che quello di cui si parlerà nel corso della seduta sarà totalmente incentrato sui suoi problemi. Sarà pertanto importante evitare, almeno inizialmente, digressioni di carattere amiciziale e confidenziale, o perdite di tempo su argomenti generici e non pertinenti col motivo per cui il cliente ha chiesto un incontro di counseling.

Contatti

Se questo manuale ti ha stimolato o interessato e vuoi saperne di più o se vuoi semplicemente conoscerci di persona e vedere il nostro centro, siamo a disposizione per colloqui conoscitivi gratuiti.

Scarica il manuale (PDF, 216KB)

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