Storia del counseling e della nostra Scuola

Storia del counseling e della nostra Scuola

Introduzione nel mondo del counseling: i principi etici e deontologici che ne regolano l’applicazione. Di particolare interesse, la sezione dedicata alle differenze tra il counseling e la psicoterapia.

Infine ci addentreremo in valutazioni, anche scientifiche, sull’effetto arricchente che possono avere sui partecipanti i lavori e gli esercizi svolti in gruppo durante il triennio di scuola.

Argomenti trattati

I principi base del counseling (segnalati dalla British Association for Counseling )

  • Lo scopo del counseling è di fornire un’opportunità per il cliente di lavorare per realizzare una qualità di vita più soddisfacente, utilizzando le proprie risorse.
  • Il counseling è volontariamente e deliberatamente un impegno tra operatore e cliente, ed è diverso da altre vie di aiuto.
  • Prima di iniziare il counseling, l’operatore chiarisce con il cliente le basi sulle quali il counseling può essere eseguito, inclusi metodo, durata, compenso e confidenzialità; dei cambiamenti possono essere apportati successivamente solo in accordo con il cliente.
  • Ogni decisione del cliente viene rispettata.
  • Gli operatori monitorano continuamente ogni propria capacità, esperienza, risorsa e pratica.
  • Gli operatori vengono formati per il loro ruolo e si impegneranno a mantenere le loro competenze.
  • Gli operatori non traviseranno il loro apprendistato o le loro esperienze.
  • Gli operatori hanno regolari e appropriati supervisori e insegnanti o terapisti a cui fare riferimento.
  • Gli operatori non abusano della loro posizione per scopi finanziari, emozionali o sessuali.
  • Tutto ciò che viene raccolto all’interno della relazione di counseling tra operatore e cliente è trattato con rispetto e discrezione.

Differenze tra psicoterapia e counseling

La Psicoterapia è orientata alla riorganizzazione del sistema cognitivo-emotivo di una persona, al fine di superare problemi psicologici o disturbi di origine mentale; nella psicoterapia l’elemento psicopatologico è essenziale, si considera l’individuo l’obiettivo stesso dell’intervento psicoterapeutico e si lavora in presenza di una sofferenza psichica.

La terapia cerca la fonte del disturbo psichico per favorirne la guarigione, con un lavoro di ristrutturazione nell’intimo della persona.

L’operato dello psicoterapeuta è centrato sulla patologia e si occupa dei fattori interni della persona. L’intervento può durare anche alcuni anni.

Il Counseling è una relazione di aiuto e orientamento che si occupa in prevalenza di problemi interpersonali o sociali della persona, limitati e specifici all’area di conflitto che li ha evidenziati e scatenati (ad esempio: un conflitto relazionale, una malattia o un lutto, una separazione, una situazione lavorativa difficile, un momento di crisi e difficoltà, ecc.) .

La relazione terapeutica non è centrata su una patologia psichica, bensì un intervento orientato alla salute e al benessere dell’individuo.

L’obiettivo è sostenere la persona nell’ascolto di se stessa, di facilitarla nelle proprie capacità decisionali, attivando le risorse e le potenzialità creative e risolutive che ogni individuo ha al suo interno.

Il counseling sostiene la persona, attraverso un percorso di consapevolezza, a prendere coscienza del proprio disagio, portandola a scoprire il modo migliore per superarlo e contribuire così attivamente al proprio benessere psicologico e fisico.

Rogers, uno dei padri del counseling, decise di eliminare il concetto di paziente per sostituirlo con quello di cliente. Il suo intento era quello di dare dignità, valore e responsabilità alla persona che si rivolge al counselor.

La persona che si rivolge al counseling esce da un ruolo di passività dove l’altro sa tutto, rappresentando l’esperto che fornisce delle risposte pertinenti.

Qui le persone si incontrano e viene creata una relazione che porterà alla crescita di entrambi, anche se l’assunzione del ruolo è naturalmente del counselor.

Chi segue questo percorso si rende responsabile del proprio cambiamento.

Da dove arriviamo

Negli anni sessanta nasce negli Stati Uniti la psicologia umanistica , un approccio teorico e metodologico, che diventa presto l’alternativa alla psicologia freudiana e a quella comportamentista; i pionieri sono Abraham Maslow , Carl Rogers , Rollo May e Thomas Gordon .

Il counseling prese avvio nel 1951 con la pubblicazione del libro di Carl Rogers La terapia centrata sul cliente . Secondo la psicologia umanistica, a cui noi della Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale ci riferiamo, ci sono alcuni principi di base:

  • l’attenzione primaria è data alla persona accolta nella sua interezza, utilizzando l’esperienza e la comprensione;
  • si lavora sul problema della persona e sui motivi per cui viene da noi, partendo però dai punti di forza e valorizzando le sue risorse;
  • la genuinità del counselor che si mostra per quello che è, aperto e trasparente, senza nascondersi dietro il proprio ruolo;
  • l’empatia con cui il counselor assume il punto di vista del cliente, che in questo modo si sente compreso e apprezzato e lascia quindi emergere pensieri e sensazioni più profonde che prima temeva di verbalizzare;
  • l’accettazione positiva e incondizionata che il counselor manifesta con piena e totale fiducia nella capacità di autorealizzazione del cliente e si astiene da qualsiasi tipo di giudizio.

Grazie all’iniziativa di Maslow e Rogers nacquero nuove correnti psicoterapeutiche (rogersiana, gestalt, bioenergetica, analisi transazionale), che seppur diverse tra loro, avevano un comune denominatore: l’attenzione sull’emozione e sull’esperienza.

Un’altra innovazione apportata dalla scuola umanistica consiste in un ampio uso della terapia di gruppo, del gruppo esperienziale e del gruppo d’incontro.

Lo statuto dell’ American Association for Humanistic Psycology afferma:

“Come terza forza della psicologia contemporanea, la psicologia umanistica si interessa di argomenti che hanno avuto uno spazio limitato nelle teorie e nei sistemi esistenti. Ad esempio: amore, creatività, sé, crescita, organismo, bisogno fondamentale di gratificazione, autorealizzazione, valori superiori, essere, divenire, spontaneità, gioco, umorismo, affetto, naturalezza, calore, trascendenza dell’io, oggettività, autonomia, responsabilità, significato…”

Com’è considerata quindi la persona dalla psicologia umanistica?

Afferma Maslow:

“Per semplificare al massimo possiamo dire che è come se Freud ci avesse offerto la metà malata della psicologia, ora dobbiamo completare con la metà sana.”

L’essere umano è quindi considerato nella sua totalità, promuovendo una visione olistica e dando uguale valore alle sue componenti biologiche, psicologiche e sociali.

Viene sostenuta l’autorealizzazione attraverso il riconoscimento e il soddisfacimento dei propri bisogni fisiologici, emotivi e relazionali .

La nostra Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale si ispira a questi fondamenti, utilizzando metodologie basate sul rispetto e la valorizzazione delle risorse della persona.

Un ulteriore ampliamento nel campo della ricerca psicologica portò a una visione integrata con la spiritualità: uno dei più importanti esponenti di questa corrente, chiamata psicologia transpersonale, fu Roberto Assagioli, che creò la Psicosintesi.

L’essere umano viene collegato a una realtà più intima, profonda e quindi spirituale. La visione psicologica e spirituale della nostra Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale prende spunto, oltre che dalla Psicologia Umanistica, anche dalla Psicosintesi e dalla sua visione della psiche composta da diversi aspetti, o sé interiori, più o meno in armonia tra loro .

Uno degli scopi del nostro lavoro è far conoscere, ai partecipanti, queste loro parti e aiutarli a sviluppare quello che Assagioli chiama l’Io o sé personale, capace di governare e aiutare le varie parti della psiche, senza farci travolgere da nessuna di queste.

Come sono arrivata a creare la Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale

Dopo anni di conduzione di sedute individuali, in cui sia io che i miei clienti abbiamo ottenuto degli stimoli e dei risultati molto positivi, ho preso la decisione di creare dei gruppi di crescita personale sui più svariati temi di interesse comune: questo perché molti problemi delle persone spesso si assomigliavano tra loro e il contributo che ognuno poteva dare all’interno del gruppo poteva essere, come poi si è dimostrato, fondamentale.

L’intento è stato quello di aiutare le persone a stare bene con se stesse e migliorare la qualità della propria vita: persone “normali” che non si accontentavano più della routine ma stavano cercando altro; oppure persone che stavano convivendo con i patemi più svariati senza riuscire a uscirne: problemi di relazione, insoddisfazioni sul lavoro oppure una grave perdita con relativo senso di vuoto, conflitti con i genitori o coi figli, senso di non appartenenza o semplicemente la fatica di vivere che molti di noi hanno provato e provano quando sono fuori dal loro normale equilibrio ed entrano in contatto con frustrazioni e difficoltà.

Ho sempre pensato che dalle crisi si possa uscire fortificati, utilizzando meglio le proprie potenzialità e risorse. E questo è quello che, con grande entusiasmo, cerco di trasmettere agli altri.

Nel 2000 i miei stessi clienti mi chiesero di poter approfondire sia le tematiche che gli strumenti trattati nei corsi, che già allora insegnavo, e di creare una scuola.

La cosa mi faceva un po’ paura, ma d’altronde era davvero il modo migliore per dare quello che le persone stavano cercando insistentemente: la possibilità di ampliare le proprie conoscenze, su di sé e sugli altri esseri umani, oltre alla possibilità di entrare nel campo della relazione d’aiuto in modo professionale.

E cosi ho fondato la Scuola e nel febbraio del 2001 è partito il primo ciclo: vedere la trasformazione positiva e la crescita delle persone mi ha ripagato totalmente.

Ancora oggi, sull’onda delle esperienze passate, cerchiamo di costruire un ambiente sempre più fertile e al tempo stesso professionale. Il programma della scuola è rivolto a coloro che sono desiderosi di mettersi in gioco per stare meglio.

Per arrivare a questo, pur offrendo tutti gli strumenti tecnici necessari, è per me fondamentale portare le persone al sentire oltre che dare una comprensione mentale .

Dico sempre, infatti, che per le teorie ci sono dei bellissimi libri sull’argomento.

Quello che a me interessa è dare degli spunti di riflessione oltre che far provare le esperienze. Quando le persone imparano tanto di se stessi, grazie agli strumenti che offro e alla pratica che non manca mai, poi trovano da loro le loro soluzioni.

Da me hanno bisogno di ricevere fiducia, stimoli, sostegno, aiuto nell’approfondire le cause dei malesseri e disagi e soluzioni per imparare a “stare” con quello che succede per poterlo trasformare, invece che perdere tutta l’energia “lottando contro”.

Inoltre offro informazioni che nessuna scuola dell’obbligo ci ha dato, ad esempio come funzionano le relazioni, cosa dovrebbe dare un genitore a un figlio, come superare un trauma, cosa significa il concetto di energia e come possiamo utilizzarla nella nostra vita, cosa significa veramente prosperità e come possiamo uscire dalla sindrome della scarsità, come utilizzare la crisi per imparare a uscirne potenziati, come utilizzare le nostre risorse .

È importante che le persone escano dai corsi più resilienti, cioè con più capacità di affrontare e superare brillantemente le crisi che la vita inevitabilmente ci porta.

Insegniamo inoltre a capire quello che veramente desideriamo e come fare per andare a prenderselo, in modo rispettoso verso se stessi e verso il prossimo.

Insegniamo il pensiero creativo, cioè a comprendere come i nostri pensieri inconsci creino i nostri risultati e come possiamo fare per trasformarli. Lavoriamo su pensieri, parole e azioni.

Come cambiare la nostra realtà e farla diventare più soddisfacente attraverso la comprensione di come pensiamo, parliamo e agiamo. Non si tratta di nessun tipo di bacchetta magica, poiché riteniamo che la crescita e il cambiamento siano qualcosa di estremamente serio e importante.

Siamo certi e fiduciosi che finalmente molti possano migliorare le proprie condizioni di vita e passare dallo stato della vittima a un benefico senso di potere personale.

Quel “io posso”, che è il contrario del pensiero di impotenza e incapacità che ci tiene legati al ruolo di vittima o di dipendente.

Come l’ambiente dei nostri corsi e della scuola diventa nutritivo

Quello che facciamo all’interno dei nostri corsi e della scuola non è casuale .

Sappiamo che il sistema nervoso ha una capacità intrinseca di rigenerarsi, di creare nuove connessioni neuronali che sono chiamate reti.

Il sistema neuronale non è fisso, è legato alla cellula madre che risiede nell’ippocampo e che ha la capacità di dare origine ad altre cellule neuronali. Ogni connessione neuronale presiede a una funzione, quale camminare, parlare eccetera.

Un bambino quando nasce possiede poche reti e mano a mano che cresce e riceve nutrimento, (protezione, carezze, coccole e tutti gli altri stimoli esterni, necessari per un sano sviluppo), si sviluppano e aumentano il numero di cellule neuronali.

Per la nostra evoluzione, è importante sapere che esistono momenti precisi in cui si costituiscono alcune reti neuronali, chiamati dagli scienziati periodi critici o ottimali.

Se il bambino e l’essere umano in generale non riceve determinati stimoli in questi periodi cosiddetti critici o ottimali non avrà più la possibilità di produrre quanto potrebbe.

Ad esempio il bambino nasce senza la funzione del parlare; i neuroni responsabili di tale funzione aspettano gli stimoli che man mano il bambino riceve, in modo da creare le reti.

Nelle bambine il periodo ottimale rispetto alla funzione del parlare è tra i 6-7 mesi fino a 3 anni e mezzo. Nei bambini tra i 6-7 mesi fino ai 4 anni e mezzo.

Gli stimoli ricevuti nel periodo ottimale rimangono insostituibili; più tardi sarà possibile, grazie a un lavoro specifico, apprendere e memorizzare, ma non sarà mai come nell’età decisiva.

Ad esempio per l’apprendimento della seconda e della terza lingua il periodo ottimale per impararle è da quando si comincia a parlare fino ai 12 anni; per apprenderle come se fosse la madre lingua il periodo è fino agli 8-10 anni.

Naturalmente tutti possono apprendere qualsiasi cosa in qualunque età, ma non sarà mai come se fosse una lingua madre. Il sistema nervoso è pronto per formare nuove connessioni, se riceve gli stimoli appropriati; se non li riceve non forma nuove connessioni.

Per tutte le nostre funzioni esiste il periodo critico, anche per attività più semplici, come ad esempio imparare ad andare in bicicletta. Anche in età adulta, fino all’ultimo istante della nostra vita, abbiamo la possibilità di creare nuove connessioni e dar vita a quella che viene chiamata plasticità neuronale.

Perché questo possa svilupparsi è necessario avere degli stimoli, avere a disposizione un ambiente arricchito, che nutre il sistema neuronale.

È dimostrato da esperimenti scientifici che gli stimoli che prevedono un’interazione e coinvolgimento creano maggiori connessioni neuronali.

Quando invece lo stimolo è più passivo, è necessario più tempo per ottenere lo stesso risultato. Un ambiente si considera arricchito quando prevede un’interazione, generando nuove connessioni neuronali.

Mano a mano che il bambino riceve stimoli, la sua rete neuronale aumenta. La possibilità di poterla sviluppare continua per tutta la vita, ma solo grazie a un ambiente arricchito che offre stimoli, in un lungo arco di tempo e interagendo con altre persone.

Ad esempio se un ragazzino guarda la televisione o gioca con un videogioco da solo per due ore, isolandosi, il danno è molto alto; se invece durante lo stesso tempo interagisce con altri o i genitori gli parlano e non rimane isolato, il danno è inferiore .

L’isolamento crea danno. Il rapporto tra respiro e funzioni neuronali è molto stretto: la maggiore ossigenazione migliora la funzionalità cerebrale, attivando anche altre funzioni biologiche importanti.

Nei nostri corsi e nella nostra scuola stiamo attenti a offrire tutti gli stimoli necessari a creare attività più complesse che, come si è visto, possano garantire la plasticità neuronale .

Anche nei corsi che prevedono l’uso del respiro circolare è fondamentale creare un ambiente arricchito per integrare in profondità le emozioni e gli stimoli che emergono. È bene usare insieme il movimento del corpo, la respirazione, la musica.

La stessa voce del conduttore del gruppo trasmette emozioni alle altre persone, provocando nuove reazioni e creando un ambiente fortemente arricchente. Una prova sull’importanza dell’uso del corpo deriva dall’osservazione che abbiamo fatto sulle condivisioni dei partecipanti: se condividono le proprie emozioni o sensazioni dopo un lavoro di contatto col corpo, la condivisione sarà più profonda, più intima, più vera e autentica, quindi più utile.

Tale teoria deriva dagli studi di Wilhelm Reich sulle corazze, cioè l’ancoraggio bio-psicologico della repressione emozionale, o più semplicemente, come indica il termine stesso, lo scudo fisico e mentale dietro il quale la personalità si nasconde per proteggere l’individuo.

La corazza inizia a formarsi già nella prima infanzia, come risposta del bambino ai limiti che gli vengono imposti. Tale adattamento profondo è un’utile “barriera al dolore”, essendo il suo sviluppo tendenzialmente legato alla quantità di sofferenza prolungata cui è esposto il bambino.

L’intensità del dolore può produrre un trauma specifico e una successiva rimozione: quando il dolore si allontana, resta la corazza, mentre a livello fisico le parti coinvolte sono la muscolatura e il sistema osseo, specialmente quelle legate alla respirazione, come il torace, il diaframma, il collo e le spalle, la colonna vertebrale.

La corazza tende a fossilizzarsi, senza seguire lo sviluppo dell’individuo; cessa progressivamente di svolgere il suo ruolo primario di difesa e si trasforma sempre più in una limitazione della felicità.

L’equilibrio psichico garantito dalla corazza ha quindi un prezzo; in cambio ci protegge da quei traumi che non siamo riusciti a rimuovere e riduce l’ansia e la paura apparente. In verità una corazza molto sviluppata nasconde una profonda insicurezza interiore e una forte sfiducia nell’ambiente esterno, percepito come ostile e pericoloso .

Per limitarne gli effetti, alla lunga dannosi, si può creare un equilibrio in cui il benessere fisico corrisponde a quello psichico e viceversa: alcune tecniche di rilassamento e respirazione hanno come fine che al rilassamento fisico si associ una forma di “liberazione mentale” mediante il rilascio a livello cerebrale di endorfine (che appunto vengono prodotte tramite il movimento e gli stimoli piacevoli).

Un altro elemento decisivo è la continuità dello stimolo; per poter creare la connessione neuronale è necessario che esso venga ripetuto. Per poter produrre un cambiamento nel potenziale artistico, nella salute, nel carattere, per aumentare l’intelligenza, la memoria, la capacità di relazionarsi, ecc, è necessario un periodo di tempo continuativo di tre anni minimo.

Ogni esperienza genera una rete neuronale corrispondente; noi non possiamo eliminare quelle vecchie e negative, che ci hanno causato dolore e a volte lo provocano ancora, ma possiamo continuare a crearne di nuove e più positive. Infatti, se si ripresenta una crisi o un problema, la scelta del nostro sistema, dipende dalla rete neuronale più forte, se quella negativa o quella positiva.

Vediamo continuamente casi di persone che avendo sviluppato nuove reti, che si formano frequentando l’ambiente idoneo, fatto di esperienze risanatrici, come il respiro, l’abbraccio, un certo tipo di danza, la musica, l’empatia che si crea col conduttore e tra partecipanti, in momenti di crisi scelgono le nuove reti, più produttive e non danno spazio al vecchio dolore.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui sarebbe bene preferire scuole di counseling dove anche l’aspetto dell’esperienza è tenuto in alta considerazione e dove oltre alla teoria sia vissuta la pratica.

Come detto in precedenza, occorre dare attenzione alla creazione dell’ambiente fertile, così da colmare alcune sensazioni di vuoto e incompletezza vissuti nel proprio passato.

Così la partecipazione alla nostra Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale, potrà essere il modo di evolvere da tutti i punti di vista: fisico, emozionale, mentale e spirituale, regalando a se stessi un nuovo modo di vivere più sano e appagante e che potrà dare risultati positivi anche nel lungo periodo .

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