La mia rinascita e la nascita di mio figlio nell’amore e nella consapevolezza

La mia rinascita e la nascita di mio figlio nell’amore e nella consapevolezza

Il racconto della rinsacita di Bianca Brandimarte, ora Counselor, e della nascita di suo figlio Davide. Dei traumi della sua nascita superati e di come, grazie alla preparazione ricevuta alla Scuola di counseling esperienziale e relazionale, sia riuscita a vivere una gravidanza maravigliosa e a vivere il parto con lucidità e consapevolezza. Affrontando senza paura e nel modo migliore un’emergenza che avrebbe rischiato di traumatizzare il suo bambino per gli anni a venire.

La storia della mia rinascita

Ho incontrato il respiro nel settembre del 2005 e la mia vita è cambiata per sempre.

Sono arrivata al Centro Dharma di Milano, la sede della mia Scuola di Breathwork Counseling, ora Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale , diretta da Daniela Zicari , dopo aver perso una persona cara in un incidente stradale.

Ero completamente anestetizzata e scollegata dalla vita.

Ricordo la mia prima esperienza di respiro come se fosse ieri. Liberai tantissimo dolore al punto che rimasi frastornata per alcuni giorni.

Continuai a praticare per un anno; emerse tanta rabbia, ma non riuscivo a reagire. Non capivo quale fosse la fonte di tutto questo dolore fino alla mia prima respirazione in acqua calda che avvenne nel dicembre 2006.

La respirazione in acqua calda prevede un allenamento di almeno dieci sedute a secco per acquisire una buona familiarità con la tecnica prima di avventurarsi in acqua.

Il motivo è che questa è una respirazione molto intensa e ha bisogno di un’adeguata esperienza per integrare il vissuto che emerge.

Come si respira in acqua calda? Importante è la temperatura dell’acqua che deve essere almeno di 38 gradi per ricreare le stesse condizioni del periodo intra-uterino.

Si respira con un boccaglio tenendo chiuso il naso con una pinza. Chi assiste la persona assume un ruolo di rilievo. Bisogna sostenere la persona assistita con amorevolezza, cercando di connettersi a lei in modo profondo.

Si può stabilire un contatto parlando alla persona attraverso il boccaglio in modo da rassicurarla.

Dopo circa venti minuti che si respira, di solito, arriva la cosiddetta “barriera d’urgenza”.

Il vissuto è talmente forte che arrivano pensieri come “tutto questo è troppo per me” oppure “non ce la faccio”. In questi casi si può superare questo momento facendo uscire la persona dall’acqua, rassicurandola, dicendole che va tutto bene e magari facendole bere un po’ d’acqua fresca oppure bagnandole la testa, sempre con acqua fresca, per riportarla nel qui e ora.

È importante proporre dopo un po’ alla persona di riprovare a rientrare in acqua, anche solo pochi minuti, per riprendere fiducia in se stessa e nel processo. Una volta terminata la sessione di respiro, è fondamentale far integrare alla persona tutto il vissuto riemerso.

Si continua così a respirare sdraiati in modo da avere il tempo di far assimilare l’esperienza.

Ricordo che sono arrivata a questo seminario con poche informazioni sulla mia nascita. Sapevo di essere stata desiderata e che dopo due anni di ricerche, quando la mamma scoprì di aspettarmi, andò al settimo cielo. Dopo poco tempo fu diagnosticato un brutto tumore al seno a sua madre; con me nel grembo, mia madre passò tutto il periodo della gravidanza in ospedale.

Mia nonna si chiamava Bianca, come me, e morì il 25 agosto del 1975 ed io nacqui il 16 settembre del 1975.

Mi venne raccontata fin da piccola questa storia, con grande rabbia e delusione da parte di mia madre. Le era rimasto il desiderio di fare incontrare alla sua mamma la prima nipotina.

Si ritrovò a partorire da sola a 19 anni. Mio padre non l’accompagnò neanche all’ospedale perché era stanco dopo una giornata di lavoro.

Nella disperazione e nell’abbandono affrontò un parto bruttissimo con un travaglio di 14 ore.

Ricordo ancora bene quando entrai in acqua calda la prima volta a respirare: scappai urlando e tremando dopo esserci stata solamente pochi minuti.

Contattai subito, con grande impatto, la paura di morire e di non farcela a venire al mondo. Più avanti grazie allo studio e alla pratica capii che quei pensieri erano fortemente legati alla pulsione inconscia di morte (uno dei temi fondamentali del rebirthing) ricondotta al trauma di nascita.

Nascere in condizioni di disagio e dolore fa registrare alla mamma e al bambino un’esperienza che si avvicina molto a quella della morte.

Questo spiega anche il fatto che molte persone rimuovono completamente l’accaduto dicendo che è andato tutto bene, un parto cosiddetto normale.

Il bambino fissa nel suo inconscio l’accaduto che da grande diventerà un istinto che lo spingerà all’autodistruzione. È come se fosse un richiamo a ritornare nel grembo materno.

Abusare di cibo droghe e alcool e condurre una vita in modo malsano e avventato può essere ricondotto a questa pulsione inconscia di morte.

Parlo per mia esperienza visto che ho cercato di “farmi fuori” in tutti i modi.

Ho sempre avvertito un vuoto dentro di me che ho cercato di colmare con cibo e droghe. Più mi autodistruggevo e più diventava grande.

Quando ho compreso che quel vuoto dipendeva dall’essermi sentita sospesa tra la vita e la morte nell’esperienza vissuta nella pancia di mia madre, tutto si è trasformato.

Ho iniziato lì un vero cammino di purificazione e rielaborazione del mio trauma di nascita. Un pezzo per volta, con tanto amore e sostegno da parte del gruppo di crescita personale del Centro Dharma, e soprattutto di Daniela, con grandissima forza e coraggio, ho intrapreso un viaggio nel passato.

Più respiravo e più ricordavo .

All’inizio del percorso la storia della mia nascita comprendeva mezzo foglio di quaderno. Al sesto seminario in acqua calda, era diventata di tre fogli.

Avevo rivissuto e recuperato ogni momento, emozione e sensazione del periodo perinatale. La cosa più straordinaria fu che anche mia madre a 800 km di distanza riviveva quei momenti, fornendomi ogni volta più notizie (che appunto di volta in volta ricordava).

Come con un puzzle, iniziai a ricomporre la mia storia. Non volevo nascere.

A mia madre venne somministrata dell’ossitocina, una sostanza chimica che serve a stimolare e accelerare le contrazioni per fare nascere più velocemente il bambino.

Nel grembo materno avevo assorbito talmente tanta paura e rabbia da non sentirmi al sicuro. Appena nata ero viola, avevo bevuto del liquido e per farmi respirare fui presa per i piedi e mi venne infilato un tubo nel naso.

Iniziai a urlare in modo disperato, il primo respiro fu un grande shock.

Subito dopo fui portata via e riconsegnata a mia madre solo dopo molte ore. Fu una vera violenza. Piangevo notte e giorno singhiozzando, andai avanti così per nove mesi.

Quel terribile ricordo rimase con me come una cicatrice, fino a quando grazie al respiro riuscii a liberarlo e lasciarlo andare, per aprirmi alla vita e celebrarla in tutta la sua bellezza.

Il seminario in acqua calda è veramente emozionante e si svolge in un posto magico di fronte al Monte Bianco. Uno scenario da sogno dove rinascere è veramente piacevole.

Ogni volta che ho partecipato a questo seminario il vissuto che è riemerso non è mai stato lo stesso.

Ho assistito a tante rinascite e quello che si rivive a volte è intenso e doloroso, ma alla fine del processo si ha una luce nuova negli occhi.

Nell’acqua si lascia andare la paura, il pianto, la sofferenza e lentamente si rifà pace con la vita .

Si rinasce nell’amore, ognuno con i propri tempi.

L’ultima volta che ho partecipato ero assistente e aspettavo il mio bambino, Davide. Ricordo che è stato meraviglioso respirare con lui in grembo.

Per la prima volta ho sentito una profonda serenità e la connessione con la vita .

All’inizio utilizzavo il respiro come una specie di performance, quasi per dimostrare che ce la facevo e che potevo sfidare la vita. Con il tempo ho capito che è importante imparare a stare con quello che c’è.

Già solo pochi minuti sono una grande conquista. Negli anni di studio ho maturato la consapevolezza che dentro di noi esiste una volontà che ci porta a scegliere di vivere determinate esperienze.

La sofferenza è una delle forze potenzialmente più creative che esistano in natura; è anche grazie a lei che siamo spinti a trasformare parti di noi per crescere ed evolvere.

Il Respiro mi ha permesso di comprendere le ragioni di questa sofferenza e riutilizzarla per trovare me stessa.

Nascere è un evento unico e meraviglioso. Pochi sanno quanto questo momento influenzerà le nostre decisioni future e le relazioni che avremo nella vita .

C’è una grandissima relazione tra gli stati d’animo della madre e l’essere che ha in grembo; queste sensazioni ed emozioni si radicheranno nel bambino a livello inconscio.

La nascita di mio figlio

Fare pace con la vita mi ha permesso di far nascere nell’amore mio figlio Davide .

Ogni cellula del mio corpo desiderava ardentemente diventare mamma. Ho incontrato mio marito Massimiliano nel luglio del 2007 durante lo straordinario seminario di purificazione con gli elementi Accendi la tua energia .

Entrambi facemmo, durante una cerimonia, una richiesta al fuoco: riuscire a formare una famiglia. Dopo due anni ci siamo sposati.

Nell’agosto del 2010 ho scoperto di aspettare un bambino. Ero sicura che fosse un maschio perché lo avevo sognato.

Il periodo della gravidanza è stato meraviglioso. Avevo una carica e un’energia vitale che cresceva di giorno in giorno con il mio bambino. Ho completato il tirocinio della Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale.

Ho continuato a lavorare con gli elementi fuoco e acqua per purificarmi.

Ho fatto yoga e respirato circolare connesso per tutti i nove mesi. Sono attività che ho fatto per vivere al meglio e donare il massimo di me stessa agli altri.

Condividerle con il mio bambino è stato un grandissimo dono che ha nutrito e rinforzato il nostro legame.

Ogni giorno gli parlavo e cantavo delle canzoni che appena nato ha subito riconosciuto. Davide è nato il 28 aprile alla scadenza della quarantesima settimana.

Quando è arrivato il suo momento si è fatto sentire con tutto il suo furore.

Sono arrivata all’ospedale e ho subito rotto le acque. Avevo una leggera febbre e per questo mi è stato vietato il travaglio in acqua come da noi richiesto.

Durante il monitoraggio ci furono due momenti in cui il battito di Davide, all’arrivo della contrazione, scendeva da 160 a 80 battiti. Per questo motivo mi misero sotto controllo.

Come ostetrica ho avuto mio marito Massimiliano che mi ha sostenuto, massaggiato e coccolato per tutto il tempo.

Avevamo preparato con amore e cura la stanza del travaglio con candele, essenze profumate e foto a noi care, ma soprattutto la nostra musica preferita condivisa con il gruppo di crescita personale.

Abbiamo cantato e chiamato il nostro bambino che spingeva e non vedeva l’ora di venire al mondo. Ho respirato circolare e connesso per tutto il tempo facendo posizioni di yoga per allentare il dolore delle contrazioni.

Il respiro mi ha fatto dilatare in cinque ore, mi ha mantenuto lucida e presente .

Sentivo in ogni cellula del mio corpo tutto quello che mi stava accadendo; ero lì pronta ad accogliere il nostro bambino.

Gli ultimi minuti sono stata portata in sala parto. Ricordo l’attimo in cui uscì solo la testa di Davide e di colpo il battito del suo cuore si abbassò bruscamente.

Arrivarono medici, infermiere e ostetriche. Un medico disse “dobbiamo farlo uscire subito, prendetemi la ventosa”.

A quel punto urlai: “Assolutamente no!!!” Sentivo che il mio bambino stava bene e non volevo nessuna violenza. Il medico sentendomi ferma sulla mia decisione mi disse che mi avrebbe aiutato al momento della contrazione con una manovra per accelerare l’uscita del bimbo.

L’urlo più forte della mia vita è arrivato in quel momento. Ricordo subito dopo il sollievo e la gioia immensa nell’abbracciare il mio cucciolo.

Quando è nato, Davide respirava da solo, aveva gli occhi aperti e il suo colore era rosa e non ha pianto subito; ha studiato i nostri volti e scrutato dove era arrivato.

L’ho appoggiato al seno e da solo ha trovato il capezzolo.

L’essermi preparata adeguatamente al parto mi ha permesso di reagire in una circostanza di emergenza e non subire le indicazioni di un medico, se pur in buona fede, ma di partorire sentendo le esigenze del mio bambino .

Mi sono sentita responsabile e artefice di quello che stava accadendo.

Ho Sentito dentro di me una grande fiducia e un fortissimo amore per me e per il mio bambino.

Sono riuscita ad affidarmi alla vita e rimanere presente senza farmi prendere dal panico.

Ringrazio la formazione umana e professionale che ho ricevuto nella Scuola di Counseling Esperienziale e Relazionale.

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