Verso la soluzione

Verso la soluzione

Cosa succede invece quando la mamma non è disponibile emotivamente o fisicamente? O quando alla nascita accetta di relegare suo figlio in una nursery? O quando riprende a lavorare, magari dopo pochi mesi, lasciando il bimbo ai nonni? E ancora: quando si verifica un lutto nella sua famiglia di origine? Oppure una partenza improvvisa, un ricovero in ospedale, un fratellino in arrivo?
Una madre poco attenta in queste circostanze facilmente crea nel bambino sensazioni di essere rifiutato e abbandonato: di conseguenza decide, inconsciamente, di non avere più quel valore che meriterebbe e di cui necessita.
È un’esperienza dolorosa che cambierà il carattere e la personalità del bambino. Il dolore della separazione, la sensazione di disperazione che ne segue e il senso d’impotenza lo portano a dei paradigmi interiori di rinuncia alla madre e quindi all’amore stesso. Forse piange disperatamente e nessuno gli va in soccorso. Quando la mamma torna questo bambino facilmente mostra della rabbia e del rifiuto. Ha atteso, ha pianto, si è sentito solo e disperato e a questo punto la respinge ma anche va verso di lei perché la ama e sa che la sua vita dipende da lei. E così inizia una danza di avvicinamento e ritiro, molto faticosa, stressante e dolorosa. Vorrebbe andare verso la madre ma non riesce, si sente bloccato. Ha pensieri come: “tanto è tutto inutile” o ancora “non posso fidarmi”, oppure “la mamma che dovrebbe amarmi e sostenermi non mi ama”.
Durante alcuni miei corsi o durante la scuola capita spesso di sentire qualcuno del gruppo che ha bisogno di un’azione risanatrice verso la madre: un movimento, interrotto in passato, verso l’oggetto amato. È questa una spinta sana e guaritrice, anche se ancora condizionata da risentimento e delusione, che ci porta a riprendere un movimento verso di lei e quindi verso la vita.
E sapete perché conviene farlo? Perché il dolore di trattenere dentro di noi quell’amore è troppo grande, costringe la nostra energia dentro invece che espanderla fuori
Non da ultimo perché questo movimento d’amore interrotto viene spesso riportato nelle relazioni d’amore. Questa altalena tra “ci sono” e “non ci sono”, tra “ti amo” e “ti odio”, tra “me ne vado” e “resto”, la riconoscete? Vi capita nelle relazioni? La riconoscete nel vostro partner?
Tutto questo può cambiare, risanando quell’antico Movimento Interrotto.
Il movimento interrotto precocemente nei confronti della mamma avrà delle conseguenze importanti per tutta la vita: per questo vale la pena di fare qualcosa a riguardo. Esattamente cosa succede quando diventiamo grandi? Quando da adulti vogliamo andare verso qualcuno o qualcosa (ad esempio la realizzazione professionale) il corpo ricorderà il trauma della separazione precoce. E lì succederà il blocco. Invece che andare verso, diventiamo passivi e aspettiamo. Se per caso il partner, il lavoro o quello che si sta aspettando viene veramente verso di noi ecco che andiamo nel panico e faremo di tutto per allontanarlo, dimostrando di non meritare, di non essere all’altezza e via dicendo. Non riusciremo ad accogliere la presenza di ciò che arriva e tanto meno a celebrarla, ma ne saremo disturbati. Potrebbe accadere la stessa cosa con i figli. Questo tipo di persone, come tutti gli altri genitori, sente l’amore verso di loro ma ne sopporta male la presenza. L’impulso ad andare via è sempre presente in loro.
Vi starete domandando quale potrebbe essere allora la soluzione. Dietro ad ogni trauma, come ho già scritto nel mio libro “Vivi la tua vita al meglio”, c’è un movimento che avremmo voluto compiere ma che non siamo stati in grado di fare. Davanti al vissuto traumatico non siamo riusciti a scappare rimanendo paralizzati, immobili, congelati. E se riusciamo a tornare lì in quella situazione con la nostra immaginazione, anche solo per pochi istanti, sentendo le emozioni che ci procura tale ricordo, riviviamo quel movimento che allora non è stato possibile fare. Nei miei corsi propongo degli esercizi a riguardo, che sbloccano quell’energia che è lì congelata e che possiamo ricominciare ad utilizzare a nostro favore sentendoci di nuovi adeguati, innocenti e degni.

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