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C’è una terapia gratuita. Si chiama: bosco.

Nei corsi residenziali della nostra scuola, camminare in natura è uno degli esercizi che proponiamo più spesso. Non è un momento “di pausa” tra le attività: è l’attività.

C’è un motivo scientifico dietro, e lo spiega bene un immunologo giapponese, il dottor Qing Li, che studia da oltre 20 anni gli effetti della natura sul corpo umano.

La sua tesi parte da lontano: per migliaia di anni, nel corso della nostra evoluzione, la foresta è stata casa nostra. Non sorprende che il corpo la riconosca ancora come un luogo sicuro.

Immersi nel bosco, il sistema nervoso esce dalla modalità allerta e passa in modalità “riposa e ripara”. Il risultato, misurato scientificamente: meno cortisolo, mente più lucida, sonno migliore, difese immunitarie più alte.

Un dettaglio che mi ha colpito: gli alberi rilasciano sostanze chiamate fitoncidi. Camminando, le respiri, e il corpo reagisce abbassando stress e pressione sanguigna e rinforzando il sistema immunitario. Secondo le ricerche di Qing Li, l’effetto sulle difese immunitarie dura più di 7 giorni dopo una singola camminata.

In Giappone questa pratica ha un nome: Shinrin-yoku, “bagno nella foresta”.

Per praticarlo non serve camminare a lungo o percorrere chilometri. Serve connettersi davvero con l’ambiente:

Cammina lentamente, senza una meta precisa.
Coinvolgi tutti i sensi: il fruscio delle foglie, i profumi del sottobosco, la consistenza della corteccia.
Lascia andare i pensieri e disconnettiti dal telefono.

Nel mio lavoro con le persone vedo spesso la stessa cosa: cerchiamo soluzioni complicate a un problema che a volte si risolve con un’ora tra gli alberi.

In Italia nessuna città è troppo lontana da un bosco, dove puoi fare la tua sessione gratuita di auto-manutenzione biologica.

Quando è stata l’ultima volta che hai camminato in natura, senza meta e senza telefono?

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