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Aggressività quarta parte: c’è un modo per vivere in pace con sè stessi e con gli altri?

Gandhi diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”. Questo implica che ciascuno di noi possa e debba cambiare, per poter avere (come risultato finale) un mondo diverso da quello attuale.

Il vero cambiamento globale, non può che essere il risultato del cambiamento dei singoli. E anche se non tutti volessero cambiare, se lo facesse la maggioranza delle persone, questo basterebbe ad innescare un grande cambiamento irreversibile.
In sintesi, mi pare che il vero cambiamento abbia due facce:

  • lo scongelamento della paura
  • il prendersi cura delle fragilità che generano gli attacchi di rabbia e di aggressività.

Se riuscissimo a pensare a noi stessi come “malati” bisognosi di essere accolti, compresi e accuditi nelle nostre fragilità, probabilmente le nostre possibilità di cambiare aumenterebbero vertiginosamente. Mi riferisco alle nostre possibilità come singoli individui, come membri del tessuto sociale e come società nel suo complesso. Occorre cambiare ottica e passare dalla civiltà basata sulla competizione alla civiltà basata sulla cura reciproca.

Durante una lezione, uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ruote, di fuoco, di armi, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così. La Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici, che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l’osso guarisca. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi. La Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia.

L’alternativa è ragionare nella logica dell’occhio per occhio. Ma, come diceva Gandhi diceva “Occhio per occhio… si finisce per diventare tutti ciechi!”.

Credo che il vero cambiamento sia ricominciare dal principio della civiltà, ricominciare dal “prendersi cura l’uno dell’altro”. Ricominciare da capo. Per farlo meglio, stavolta!

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