All’età di 30 anni trovandomi in una fase difficile della mia vita ho deciso di intraprendere un percorso di psicoterapia durato alcuni anni. Durante questo percorso ho scoperto che alcuni accadimenti avevano provocato in me dei traumi, che lo psicoterapeuta ha trattato efficacemente, con grande giovamento da parte mia. Ho anche scoperto che c’era un trauma che non poteva essere trattato, perché troppo “antico”. Durante il mio primo anno di vita, mia madre è stata ricoverata per ben due volte e questa esperienza ha lasciato in me un trauma abbandonico (così lo definiscono gli psicoterapeuti). Ora questo trauma mi era noto, grazie al racconto di mia madre, ma io non ne conservo alcuna memoria consapevole; quindi, era un trauma non trattabile all’interno della terapia.
Col terapeuta abbiamo lavorato molto su altri traumi simili (anche con tecniche come l’EMDR), che si agganciavano a quello primario e la mia terapia si è conclusa positivamente… ma quel “grumo” iniziale è rimasto quasi intatto.
Pratico il rebirthing da più di cinque anni e l’ho praticato in diverse varianti e posso testimoniare di aver ripulito molto quel trauma e anche altri traumi molto vecchi. Ho sentito emergere a volte il dolore, altre volte la rabbia, altre ancora la frustrazione, con la stessa naturalezza con cui osservate le prime bolle salire dal fondo dell’acqua della pasta, nella pentola, quando si avvicina ai 100 gradi di temperatura. L’emozione emerge, sale e si scioglie. È così potente e così naturale che immagino sia difficile da credere per chi sta leggendo. Ma chi lo ha sperimentato potrà confermarvi che funziona così. Provare per credere!
Non vorrei che pensaste che il rebirthing serve solo a far emergere le negatività. Spesso emerge gioia, energia, che prima era bloccata, e una gran voglia di vivere!
Nel prossimo post: l’uso del REBIRTHING nel COUNSELING