Blog

Una bocciatura non è la fine del mondo

Una coppia di genitori è venuta da me con il figlio, bocciato al primo anno di superiori.

Per loro era un fallimento totale: “Ha buttato via un anno di vita.” Il figlio aveva già fatto sua quella frase, trasformandola in una sentenza: “Non sono capace a fare nulla.”

Ma una bocciatura non dice quanto vali. Dice solo che quel singolo anno scolastico non ha funzionato.

Ciò che conta è come gestisci l’esperienza dentro di te: è lì che decidi se ti ferma o ti fa ripartire.

Qualche cosa che condivido spesso in questi casi:

Le emozioni vanno sentite, non nascoste. Dopo un brutto voto arrivano vergogna, rabbia, senso di inadeguatezza. Sono normali. Il problema è restarci bloccati dentro.

Dare un nome a ciò che senti ti calma. Mettere in parole un’emozione ne abbassa l’intensità nel cervello.

“Non sono portato” è una condanna. “Ho sbagliato metodo, questa volta” è un problema che si risolve.

E qui arriva il punto più controintuitivo: pensiamo che trattarci male ci renda più forti. È l’opposto. Chi si parla con gentilezza dopo un fallimento studia di più e trova più motivazione a rimettersi sotto. La durezza paralizza, la compassione muove.

C’è poi un altro passo, spesso dimenticato: osservare cosa ti fa “battere il cuore”, cosa ti viene facile, e come questo può dare valore a ciò che fai.

Mi viene in mente la storia di Joe Whale.

A scuola era “quello che non sta attento”. Invece di seguire la lezione, riempiva i quaderni di scarabocchi: omini, mostriciattoli, faccine. I maestri lo rimproveravano di continuo. Una scena che molti genitori conoscono bene.

I suoi genitori, però, hanno fatto una scelta diversa. Invece di vedere un problema, hanno visto un talento. Hanno iniziato a fotografare i disegni del figlio e a pubblicarli sui social.

Nel 2022, a soli 12 anni, Joe firma un contratto ufficiale con Nike. Poi arrivano Disney e la federazione calcistica inglese.

Oggi Joe ha 16 anni e tutti lo conoscono come “The Doodle Boy”. Gli stessi disegni per cui a scuola veniva punito sono diventati il suo lavoro.

Un brutto voto, una bocciatura, un rimprovero: non misurano chi sei. Misurano solo un momento.
Cosa ne fai dopo, quello sì che conta.

Altri articoli che potrebbero interessarti